IDEA RUSH
Lo so, è passato più di un mese dalla mia ultima newsletter. Prima che cominci a piangermi addosso per non aver rispettato i miei stessi impegni, ti ringrazio se mi stai ancora leggendo <3
Ciò che mi ha portata a non tornare più spesso come prima è stato un forte burnout. Un vortice in cui sono caduta e che non solo mi ha immobilizzata ma mi ha anche fatto credere che tutto ciò che mi veniva in mente (che fosse volto alla creazione di qualcosa) fosse insignificante, inutile senza senso. Ogni volta che ho dei momenti di forte insicurezza immagino il dialogo che avviene nella mia mente, come un chiacchiericcio di gente, tante piccole Martina che bisbigliano e sussurrano tra di loro le cose più cattive crudeli che posso pensare di me stessa. Sedute tutte a un tavolo, si riuniscono periodicamente per esprimere delle opinioni assolutamente indicibili che portano solo all’autocommiserazione e forse, all'autodistruzione. Da un po’ di tempo a questa parte però, sopraggiunge una Martina più grande, che in pochi secondi a suon di urla le manda via minacciandole di non tornare più.
Pensandoci, ciò che proprio non mi mancano sono le idee.
E tu mi dirai : “Ok e allora, qual è il problema? Mica ti è venuto il blocco dello scrittore”
No, infatti. Ma è proprio perché vorrei fare almeno 20 delle cose (e mi sono contenuta con il numero) che mi vengono in mente ogni giorno, che vado in burnout. L’accumulo di così tanti stimoli, uniti alla speranza di poter realizzare tutto (e magari anche bene) mi fa entrare in un portale nascosto, imprevedibile quanto intenso.
Tuttavia però, sto cominciando a metabolizzare meglio questi momenti, accogliendo un’idea per volta( più facile a dirsi che a farsi). Non avevo mai notato di quanto possa essere bello prendere tutto ciò che arriva dalla mente, senza preoccuparsi necessariamente del successo o meno di un qualsiasi input. Poco tempo fa ho vissuto un’esperienza molto travolgente nel vedere arrivare un’idea che ho sentito potesse portarmi da qualche parte. Non sempre arrivando chissà dove, ma se un pensiero si materializza anche solo arrivando a segnarlo su un figlio di carta, è già tanto.
Qualche mattina fa, poco dopo aver aperto gli occhi, sono rimasta per qualche secondo in dormiveglia per riprendere conoscenza. Di solito, questa fase del mio risveglio dura almeno un’ora. (eh sì, non sono una grande mattiniera, odio alzarmi dal letto). Ad ogni modo, sono saltata fuori dalle coperte in un nanosecondo dopo aver avuto una specie di “visione” di un qualcosa che avrei potuto creare. Mi è apparsa un’immagine di un qualcosa di già finito, che nella sua comparsa mi ha fatto provare quella spinta così inevitabile da dover agire. Un consiglio dell’inconscio o chi lo sa.
Quindi, assecondo questo stimolo, alzandomi il più in fretta possibile, sbarellando per il corridoio di casa, in cerca di una penna nelle vicinanze per poter segnare tutto nel mio quaderno. Incredibile di come la paura di dimenticare ti faccia muovere immediatamente.
Avevo così paura di non ricordarmi più nulla una volta svegliata con calma, sorseggiando il mio caffè. L’idea che mi sarei persa anche solo l’esperienza di segnarmi questo pensiero (che molto probabilmente è una mina vagante come altre eh, di certo non la scoperta dell’acqua calda) mi faceva stare male.
Comunque, dopo aver trovato la penna (rigorosamente nera, non sono ammesse penne blu, soprattutto per segnare le cose) scrivo tutto ciò che avevo in mente, con una calligrafia ormai al capolinea di un’evidente disgrafia. La velocità dei pensieri era inarrestabile come se fosse stata la mia ultima occasione per esprimermi.
Per un secondo, mi sono fermata, fissando quel piccolo raggio di sole che dalle tapparelle cercava di farsi spazio, tra i miei capelli arruffati dal cuscino e le tende della cucina. Il giorno dopo mi sono resa conto, che forse il periodo di burnout era finito. E che cercare di voler fare tutto insieme era sempre stata un’opzione deleteria, che mi avrebbe fatto perdere la capacità di accogliere le mie idee con calma e dolcezza, senza pensare necessariamente al loro futuro/risvolto. Solo l’unico piacere di visualizzarle e realizzarle.
Per oggi è tutto. Ho scritto questo questo stralcio di testo con in cuffia “Down on the Street”dei The Stooges (1970). Un brano che a parer mio, ha il suono dell’arrivo di un’idea. Un processo affascinante quanto effimero.
Alla prossima (stavolta davvero)
Torno presto <3



